Demi Lovato: L'arte di ricominciare
- Erika Ferrante

- 23 mag 2021
- Tempo di lettura: 3 min

Demi Lovato, all’anagrafe Demetria Devonne Lovato, giovane e talentuos* artista, è una figura caratterizzata da luci ed ombre. Esordisce nel mondo del cinema fin da giovanissim*, e molti l* ricorderanno grazie al musical Disney Camp Rock. Demi appariva come un* teenager come tanti, dall’animo sbarazzino e rockeggiante, ma sotto le apparenze si celava già un incredibile dolore. L'infanzia di Demi non è stata facile, tra il rapporto burrascoso con un padre violento e i continui atti di bullismo che ha dovuto subire. Già nelle sue prime tournée infatti sono emersi i suoi comportamenti impulsivi ed autodistruttivi, tra i quali spiccavano i problemi con l’alcool e i disturbi alimentari. Demi ne uscì con un periodo di riabilitazione e la diagnosi di disturbo borderline di personalità (DBP) accompagnato anche da quella di disturbo bipolare. Tra alti e bassi, e tra continue perdite e aumenti di peso, Demi si è sempre rialzat*, continuando a portare avanti una carriera musicale brillante, caratterizzata dalla sua voce potente e vibrante, con un’estensione che non ha nulla da invidiare a nessuno. La discografia di Demi è eclettica e variegata come l* stess* artista, e ci ha regalato canzoni più pop e commerciali (come i tormentoni “Heart attack”, “Solo” o “Échame la culpa”) ma anche toccanti e profonde ballads come “Stone cold”, "Anyone" o "My love is like a star". Un pezzo di Demi al quale sono profondamente affezionata è “I hate you, don’t leave me” dove viene espresso perfettamente tutto il dolore di chi soffre di DBP e il modo di amare estremo di queste persone così fragili e sensibili:
"I'm addicted to the madness
I'm a daughter of this sadness
I've been here too many times before
Been abandoned, and I'm scared now
I can't handle another fall out
I'm fragile, just washed upon a shore
They forget me, don't see me
When they love me, they leave me."
Tramite la musica, Demi ha sempre aperto limpidamente il proprio cuore ferito: in “Shouldn’t come back” parla della dolorosa storia di suo padre, segnato da problemi di alcolismo cronico, con il quale ha sempre avuto un rapporto tormentoso; in “Sober” parla invece dei propri problemi con l’alcool e del dolore che ne è seguito.
''Avevo 11 anni la prima volta che mi sono tagliata, era il mio modo per esprimere la vergogna che provavo verso me stessa, per il mio corpo. C’erano momenti in cui le mie emozioni erano amplificate, non sapevo cosa fare.''
Il dolore di Demi, fra alti e bassi, ha trovato culmine nel terribile episodio del 2018, momento nel quale a seguito di un’overdose Demi è stat* ricoverat* d’urgenza, prendendosi in seguito un periodo di ritiro dalle scene di ben 2 anni. Dopo quell’esperienza la sua vita è cambiata e ha dato il via ad una vera e propria rinascita fisica e psicologica di Demi.

Demi ha sempre avuto piena consapevolezza delle proprie responsabilità come artista e modello per diversi fans, molti dei quali anche giovanissimi, e non ha mai smesso di mandare messaggi positivi sulla necessità di prendersi cura di sé. È da sempre impegnat* in diverse iniziative di beneficienza nei confronti dei più deboli dalla povertà, ai temi della salute mentale, fino ai diritti della comunità LGBT+ (di cui fa parte, essendosi recentemente identificat* come persona pansessuale e non binaria e avendo chiesto che ci si rivolgesse alla sua persona con il genere neutro). “Really don’t care” e “Cool for the summer” toccano proprio le tematiche dell’orgoglio LGBT+, con spensieratezza e sfrontatezza, caratteristiche tipiche dello spirito saggio ma anche esuberante di Demi. Nel videoclip di “I love me”, vero e proprio inno all'amore di sé, Demi mostra di possedere un’incredibile resilienza, mettendoci di fronte alla propria vita, processo che culmina con “Dancing with the devil” che con tutta la potenza della musica e delle immagini mostra gli avvenimenti della notte nella quale Demi ha quasi perso la vita. Da poco è uscito anche un documentario su queste vicende, nel quale Demi ha raccontato la notte della sua overdose e la conseguente violenza sessuale che ha subito in stato di incoscienza, alla fine e all’inizio di ogni clip sono mostrati numeri telefonici da chiamare nel caso in cui si abbia bisogno di aiuto.

“Non posso dire di essere perfetta, né completamente guarita ma sto imparando ad amarmi e accettarmi. Ho una visione più positiva, e sono felice.”
Siamo di fronte ad un puro esempio di resilienza, che ci dimostra come nonostante la danza insidiosa con il Diavolo, sia sempre possibile divincolarsi e ricominciare ancora a vivere e ad amarsi. Buona fortuna, Demi!
Dott.ssa Erika Ferrante,
Psicologa



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