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L'importanza della funzione paterna - Parte II

  • Immagine del redattore: Alessia Marino
    Alessia Marino
  • 23 mar 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

-Per leggere la prima parte dell'articolo clicca QUI.



È chiaro che, nel complesso, i padri odierni siano molto cambiati rispetto ad un tempo, e dunque partecipano anche maggiormente alla vita dei propri figli sin dalla gravidanza. Ciò come sottolinea Ammaniti (2002), non significa che siano diventati “mammi” come oggi spesso vengono definiti ma che assistiamo alla definizione di una nuova identità paterna che si contrappone alla visione tradizionale nel tentativo di rendersi maggiormente coinvolti e creare un nuovo equilibrio (Ammaniti, 2008).


“Il nuovo padre si caratterizza per la sensibilità verso il pianto del neonato, e per la simpatia con cui auspica che il bebè sia esaudito nel suo amore fusionale per la madre” (Vallino & Macciò, 2010).

Su questa scia, Argentieri (1999) sostiene che in realtà si assiste ad un cambiamento sociale che farà sì che tutte le cure e i compiti fino a poco tempo fa considerati esclusivamente “materni” (come, ad esempio, il dare da mangiare con il biberon, cambiare il pannolino, far addormentare) verranno definitivamente detti e considerati genitoriali. Questo, secondo l’autrice, permetterà che nel padre sin da subito si avvii il processo di “separazione-individuazione” che, tuttavia, è destinato ad assumere una sfumatura diversa rispetto alla concezione della Mahler (1978). Infatti, il punto cruciale non è tanto il bisogno di separazione in quanto raggiungimento dell’autonomia, ma separazione in quanto sostituzione della vicinanza della madre con la vicinanza ad altre persone. Tale sostituzione non è semplice, il bambino deve imparare ad accettare di essere accudito da altre “non-mamma”. Il padre dunque assume l’arduo compito di rappresentare per il bambino il primo “non-mamma” con cui trascorrere il tempo in mancanza della madre (Argentieri, 1999).



Freud (1914) ha considerato l’imporsi della figura paterna, intorno ai cinque anni di età, durante cioè la “fase edipica”, come momento fondamentale nello sviluppo psichico del bambino in quanto il padre diviene portatore della proibizione dell’incesto, impedendo al figlio di possedere la madre, e di conseguenza, tale passaggio rappresenta una funzione necessaria per la civilizzazione.

“Il bambino deve amare e ammirare suo padre, che vede come la più forte, la migliore e la più saggia delle creature” (Freud, 1914).

Successivamente Lacan (1976) ha sottolineato come il padre, separando il bambino dalla madre, gli permette di accedere al mondo del simbolico permettendo così il suo sviluppo mentale. Melanie Klein (1945), affermando che il bambino cerca degli aspetti del padre nel corpo della madre, sviluppa un’idea di complesso di Edipo precoce, osservabile già durante il primo anno di vita. Oggi l’intuizione kleiniana trova conferma nell’idea che già nei primi dodici mesi la figura del padre diventa di fondamentale importanza in quanto egli, insistendo affinché la madre non acconsenta a tutte le richieste del neonato, ostacola e disturba la relazione diadica fusionale. Se il padre vuole, dunque, il complesso di edipo può essere estremamente precoce. Ferenczi (1927), invece, afferma che il padre, in quanto amante della madre, occupa il posto del bambino già prima che egli nasca, il che spiega la potenzialità della sua funzione di privare il bambino della realizzazione del desiderio di avere la madre tutta per lui e che lui, a sua volta, sia tutto per lei, permettendo così lo sviluppo del Super-Io grazie proprio alle sue funzioni interdittorie e contraddittorie. Baldoni (2010), fornisce un interessante contributo schematizzando l’evoluzione e i cambiamenti della relazione triadica durante il ciclo di vita del bambino.

Se infatti, durante la gravidanza e nei primi mesi di vita, il ruolo predominante è rappresentato dalla relazione materna, il padre interviene indirettamente sul bambino assicurandosi un solido legame di coppia con la compagna che permetta a quest’ultima di dedicarsi interamente al figlio appena nato. Il padre dunque si occuperà dei problemi di ordine pratico, come il sostegno economico, il cibo e altri beni di prima necessità. Inoltre, un’altra funzione importante è quella di proteggere sia la compagna che la prole dai pericoli di ordine sia fisico che psichico. Ciò assume rilevanza se teniamo presente le difficoltà psicologiche che la gravidanza e il parto spesso comportano e la necessità, da parte della donna, di essere contenuta e supportata dal partner, il quale, dunque, deve fungere da “base sicura” e da sostegno per permetterle il superamento di tali fasi nel migliore dei modi (Baldoni, 2016). Durante questi periodi delicati, un padre ansioso, depresso, poco mentalizzante, non porta adeguatamente a compimento il suo ruolo di base sicura per la compagna e tale difficoltà tenderà a riversarsi in particolar modo sulla relazione madre-figlio (ibidem).

Le ricerche sulla trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento hanno portato alla luce come la trasmissione dell’attaccamento paterno sembra più limitata (40-50%) rispetto a quella con la madre (van IJzendoorn & De Wolff, 1997), Tuttavia, i figli tendono a sviluppare un attaccamento insicuro quando il padre manifesta disturbi psicopatologici quali ansia e depressione. In modo complementare, comportamenti disadattivi quali, ad esempio, l’abuso di alcol o di droghe favoriscono la depressione e una minore sensibilità nella madre e sono connessi allo sviluppo di una relazione di attaccamento insicura tra madre e figlio. Infine, un altro momento cruciale nel ciclo di vita del figlio, percepito come profondo cambiamento da parte della madre, è rappresentato dall’adolescenza. In questa fase infatti, è necessario che la madre accetti la separazione e la tendenza all’autonomia del proprio figlio sapendo adeguatamente e gradualmente rinunciare al ruolo svolto durante l’infanzia. Il padre in questo momento ha un doppio compito: promuovere la tendenza all’autonomia del figlio e al contempo proteggere la compagna dalla sofferenza psicologica dovuta alla perdita del precedente legame (Baldoni, 2016).

“È importante che il padre sappia aiutare madre e figlio a separarsi psicologicamente, ma anche ricondurre con affetto la propria compagna all’interno di un rapporto di coppia in cui possa di nuovo sentirsi valorizzata(ibidem).

Un uomo emotivamente assente, rifiutante, ostile oppure all'opposto, eccessivamente invadente o che invece di supportare le paure e le angosce della compagna le amplifica sovrapponendo le proprie, rischia di ostacolare i processi di crescita ed emancipazione dei propri figli e favorisce nella partner lo sviluppo di una sintomatologia depressiva (ibidem). Dunque, da questi contributi si evince la fondamentale importanza rivestita dal promuovere una figura paterna supportiva e complementare a quella materna, nell'interesse della crescita e del benessere dei figli e, in larga scala, della famiglia stessa.

Dott.ssa Alessia Marino
Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia Psicoanalitica

Cenni Bibliografici e letture consigliate


Ammaniti, M. (2008). Pensare per due. Nella mente delle madri. Laterza.

Argentieri, S. (1999). Il padre materno da San Giuseppe ai nuovi mammi. Mantelmi.

Baldoni, F. (2010). I disturbi affettivi perinatali nei padri. In P. Grossu e A. Bramante (Eds.): Manuale di Psicopatologia Perinatale, Erickson, 2016, pp. 443-485.

Baldoni, F. & Landi, G. (2015). La funzione del padre nel periodo perinatale. Attaccamento, adattamento e psicopatologia. Quaderno di Psicoterapia del Bambino e dell'Adolescente, vol. 41 (Gennaio/Giugno) pp. 73-96.

Cassidy, J. & Shaver, P. R. (2010). Manuale dell’attaccamento. Teoria, ricerca e applicazioni cliniche. Giovani Fioriti Editore.


Ferenczi, S. (1927). L’adattamento della famiglia al bambino. In: Fondamenti di psicoanalisi, vol. 3. Rimini, Guaraldi 1974; In: Opere, vol. 4. Raffaello Cortina Editore 2002.


Freud, A. (1951). Il trattamento psicoanalitico dei bambini. Bollati Boringhieri, 1972.

Freud, S. (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale. in Opere, vol. IV. Bollati Boringhieri. 1972.

Klein, M. (1930). L’importanza della formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io. In: Scritti 1921-1958. Bollati Boringhieri, 1978.


Lacan, J. (1949). Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io. In: Scritti

(1966), Contri G.B, Einaudi, 1974.

Mahler, M.; Pine, F.; & Bergman, A. (1975). La nascita psicologica del bambino: simbiosi e individuazione. Bollati Boringhieri, 1992.


Schimmenti et al. (2018). The role of the social support and emotional intelligence on negative mood states among couples during pregnancy: an actor-partner interdependence model approach. Clinical Neuropsychiatry, 15 (1): 19-26.

Vallino, D. & Macciò, M. (2010). Essere neonati. Osservazioni psicoanalitiche. Borla.


Winnicott, D. W. (1960). The Theory of the parent-infant relationship. International Journal of Psycho-Analysis, 41: pp. 585-595.

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