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L’arte come vaccino: La testimonianza di Francesco

  • Immagine del redattore: Erika Ferrante
    Erika Ferrante
  • 1 apr 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Da ottobre 2020 ho iniziato a svolgere la professione di ASACOM (assistente all’autonomia e alla comunicazione) e ho avuto l’immensa fortuna di seguire Francesco, uno splendido ragazzo di 28 anni che frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Catania. Io e Francesco, fra una lezione e l’altra, abbiamo stretto un magnifico rapporto di fiducia e amicizia che ci ha portato ad esplorare non solo le difficoltà che incontriamo ma anche la meraviglia che nasce dall’incontro fra due persone che collaborano insieme per raggiungere un obiettivo: conquistare l’autonomia e la piena realizzazione personale, non nonostante la disabilità, ma servendosi della ricchezza che deriva da essa. Francesco, infatti, è un ragazzo decisamente solare, fiero di definirsi Down, in quanto è proprio la diversità ad essere la sua eleganza. Non a caso, grazie al fantastico gruppo che ha trovato nella cooperativa Controvento, Francesco e i suoi amici non mancano mai di mostrare con fierezza le proprie conquiste. Ciò che mi ha immediatamente colpito di Francesco è proprio la sua vitalità: ha sempre mille progetti e idee per la testa e divora un’infinità di libri su arte, psicologia e filosofia.


Io e Francesco abbiamo iniziato a lavorare insieme durante la pandemia da Covid-19, le cui conseguenze sono state avvertite in Italia proprio nel 2020. Non c’è giorno in cui Francesco non dimostri quanto gli manchi poter svolgere una vita normale, seguire le attività in presenza e non solo tramite le piattaforme digitali (ciononostante, osserva scrupolosamente tutte le misure anti-covid previste dai decreti, dei quali è sempre informatissimo). Qualche giorno fa, dopo esserci salutati, Francesco mi dice “guarda che cosa ho fatto” e mi porge un piccolo libriccino composto da diversi disegni pinzettati fra loro. Incuriosita, comincio a sfogliarli e mi rendo conto che sono accomunati da un’unica tematica di fondo: la pandemia. Francesco conferma questa mia impressione e subito dice “l’arte mi aiuta a far uscire le mie emozioni, a sfogarle”. Niente di più vero, penso immediatamente. I disegni esprimono tutti un’emozione diversa: tristezza, frustrazione, ma anche speranza e senso di condivisione. L’uso dei colori per Francesco è molto importante e lui stesso sottolinea come ogni colore sia un veicolo di emozioni e sensazioni. Scherzando (ma neanche troppo) abbiamo definito questi lavori come “arte-terapia” contro la pandemia da Covid-19. Con il suo permesso, ve ne mostro alcuni:


Ritratti del Covid-19 fra buio e luce

"L'Oscurità"

"Il focolaio del Covid-19"

"Vaccini per tutta l'Italia"

"Solidarietà"

"La luce dopo la tempesta"

"Quando torneremo alla normalità?" mi chiede spesso Francesco, e subito dopo aggiunge "scommetto che manca poco". Gli rispondo "speriamo bene" e che dobbiamo avere ancora un po' di pazienza. E molta di quella pazienza me la regala proprio lui, arricchendo questo periodo strano con i suoi sorrisi e le sue opere d'arte. Grazie, Francesco!

Dott.ssa Erika Ferrante
Psicologa e ASACOM







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