L'importanza della funzione paterna - Parte I
- Alessia Marino

- 19 mar 2021
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 23 mar 2021
La funzione paterna e l’importanza dell’equilibrio della coppia genitoriale

Winnicott nelle sue opere si è concentrato oltre che sulla relazione madre-bambino anche sulla funzione esercitata dal padre. Nel 1989 scrive:
“La madre è la stabilità del focolare; il padre la vivacità della strada.”
Con questa frase l’autore sottolinea la complementarità dei due ruoli genitoriali e l’importanza che ciascuno di essi ha nello sviluppo dell’infante. Inoltre, egli evidenzia l’importanza del conforto e dell’aiuto che il padre deve fornire alla madre, fungendo da funzione di holding alla compagna ed essendo “un mezzo capace di sostenerla, confrontando i problemi” (Winnicott, 1960).
Diversi studi (Trabusly et al., 2015; Belsky & Jafee, 2006; Grych, 2002) hanno dimostrato che le relazioni di coppia basate sul sostegno reciproco durante i primi anni di vita del bambino si correlano al tipo di comportamento genitoriale che pare dare origine alla sicurezza dell’attaccamento. Howes e Markman (1989), per esempio, hanno osservato che le mogli che provavano maggiore soddisfazione matrimoniale durante la gravidanza e livelli inferiori di conflitti di coppia avevano maggiori punteggi all’AQS (utile per la valutazione dell’attaccamento) da uno a tre anni dopo la nascita del figlio. Successivamente è stato rilevato che gravi conflitti all’interno della coppia genitoriale, sia durante la gravidanza che nel periodo immediatamente successivo al parto, si correlano con un attaccamento padre-figlio di tipo insicuro e una maggiore disorganizzazione nella relazione madre-bambino (Owen & Cox, 1997). Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano empiricamente che, affinché la relazione primaria madre-bambino si instauri nel migliore dei modi, una delle variabili fondamentali che entra in gioco è rappresentata dalla figura paterna e da come essa intervenga attraverso la stabilità del rapporto coniugale (Cassidy & Shaver, 2010).
Il padre durante la gravidanza

Nella donna che si accinge a diventare madre avvengono molti cambiamenti sia fisici che psichici con lo scopo di riorganizzare la sua vita mentale e prepararla alla maternità (Stern, 1995). Di recente, diversi autori hanno messo in luce come anche nell’uomo in procinto di diventare padre, avvengano dei cambiamenti psichici importanti in grado persino di dare vita a problematiche emotive che influenzano non solo la gravidanza della compagna ma anche il futuro rapporto madre-figlio dopo la nascita (Fletcher et al., 2011; Leach et al., 2015; Wee et al., 2011). Tali problematiche nei padri sono collegate ad una sintomatologia sia di tipo internalizzante, come ad esempio l’affettività negativa, sia di tipo esternalizzante, come per esempio il gioco d’azzardo patologico e l’alcolismo, oltre che a comportamenti di fuga quali relazioni extraconiugali o eccessiva concentrazione sul lavoro (Condonet et al., 2014; Perez et al., 2017; Veskrna, 2013).
Le neuroscienze hanno voluto dimostrare come l’esperienza genitoriale modifichi sia il cervello della donna che il cervello dell’uomo. Uno studio di Feldman (2014) ha infatti dimostrato, tramite l’uso della risonanza magnetica funzionale, che in entrambi i membri della coppia si attivano delle precise aree cerebrali atte alla cura della prole. L’unica differenza fra madri e padri riguarda i tempi con i quali tali modificazioni avvengono.

Nelle madri, infatti, come si può facilmente intuire, esse avvengono già prima della nascita del figlio, nei padri circa dal secondo mese di vita del bambino. Ma in ogni caso ciò che si osserva è un’espansione della sostanza grigia nelle aree cerebrali considerate importanti per reagire al pianto del bambino e per sviluppare un forte legame emotivo e relazionale con lo stesso, ovvero il nucleo striato, l’amigdala e l’ipotalamo in particolar modo. Dunque, se ormai non vi è dubbio che delle modificazioni avvengano anche nei futuri padri, tuttavia, il loro processo di coinvolgimento è sostanzialmente più lento e indiretto rispetto a quello delle compagne. Infatti, mentre la donna si trova direttamente coinvolta in quanto il suo corpo avverte il cambiamento fin dal primo momento (provando nausea, tensione al seno, alterazione del ritmo circadiano e altri disturbi neurovegetativi), l’uomo invece avverte un cambiamento solo sul piano mentale a partire dal momento dell’annuncio della gravidanza. Da quel momento inizia una fase nella quale egli si trova ad essere spettatore dell’evento naturale che lo porterà ad essere padre, cercando al contempo di compartecipare alla gravidanza condividendo gli stati affettivi, emotivi e somatici della partner (Smorti, 1987).
A volte succede che l’uomo non riesca a sentirsi del tutto coinvolto in questo processo che primariamente vede coinvolti la donna e il bambino che cresce dentro di lei. Di conseguenza, è comune che egli provi un senso di abbandono da parte della compagna durante il periodo della gravidanza. Come evidenziato da Ammaniti (2008):
"Il coinvolgimento assoluto e totale della donna nei confronti del bambino, e alle volte, un’eccessiva componente ansiosa, uniti a una certa immaturità e un atteggiamento narcisistico da parte dell’uomo possono farlo sentire trascurato e messo da parte. E soprattutto dopo la nascita del figlio, tale percezione può portare a una crisi coniugale."

Schimmenti e colleghi (2018) hanno dimostrato che alti livelli di intelligenza emotiva degli uomini che aspettano un figlio siano un’importante variabile in grado di condizionare positivamente i sentimenti negativi delle compagne, in quanto aumentano in esse il senso di sicurezza e supporto che a loro volta rappresentano due importanti variabili che possono ridurre il rischio di sviluppare psicopatologia, incluse forme di depressione e ansia correlate ai cambiamenti subiti durante la gravidanza. Di conseguenza, un adeguato supporto sociale ma anche corsi psicoeducativi e programmi per lo sviluppo di una buona intelligenza emotiva risultano di notevole aiuto ad entrambi i membri della coppia genitoriale.
-Per leggere la seconda ed ultima parte dell'articolo, clicca QUI.
Dott.ssa Alessia Marino,
Psicologa, specializzanda in Psicoterapia PsicoanaliticaBibliografia parziale e letture suggerite
Ammaniti, M. (2008). Pensare per due. Nella mente delle madri. Laterza.
Argentieri, S. (1999). Il padre materno da San Giuseppe ai nuovi mammi. Mantelmi.
Baldoni, F. (2010). I disturbi affettivi perinatali nei padri. In P. Grossu e A. Bramante (Eds.): Manuale di Psicopatologia Perinatale, Erickson, 2016, pp. 443-485.
Baldoni, F. & Landi, G. (2015). La funzione del padre nel periodo perinatale. Attaccamento, adattamento e psicopatologia. Quaderno di Psicoterapia del Bambino e dell'Adolescente, vol. 41 (Gennaio/Giugno) pp. 73-96.
Cassidy, J. & Shaver, P. R. (2010). Manuale dell’attaccamento. Teoria, ricerca e applicazioni cliniche. Giovani Fioriti Editore.
Ferenczi, S. (1927). L’adattamento della famiglia al bambino. In: Fondamenti di psicoanalisi, vol. 3. Rimini, Guaraldi 1974; In: Opere, vol. 4. Raffaello Cortina Editore 2002.
Freud, A. (1951). Il trattamento psicoanalitico dei bambini. Bollati Boringhieri, 1972.
Freud, S. (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale. in Opere, vol. IV. Bollati Boringhieri. 1972.
Klein, M. (1930). L’importanza della formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io. In: Scritti 1921-1958. Bollati Boringhieri, 1978.
Mahler, M.; Pine, F.; & Bergman, A. (1975). La nascita psicologica del bambino: simbiosi e individuazione. Bollati Boringhieri, 1992.
Schimmenti et al. (2018). The role of the social support and emotional intelligence on negative mood states among couples during pregnancy: an actor-partner interdependence model approach. Clinical Neuropsychiatry, 15 (1): 19-26.
Vallino, D. & Macciò, M. (2010). Essere neonati. Osservazioni psicoanalitiche. Borla.
Winnicott, D. W. (1960). The Theory of the parent-infant relationship. International Journal of Psycho-Analysis, 41: pp. 585-595.




Commenti