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La depressione fra verità e falsi miti

  • Immagine del redattore: Erika Ferrante
    Erika Ferrante
  • 17 gen 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

Oggi, lunedì 18 Gennaio, cade il Blue Monday. Con questo termine ci si dovrebbe riferire al giorno più triste dell’anno. Questa ricorrenza, tuttavia, non ha alcun fondamento scientifico e non è altri che una trovata pubblicitaria risalente al 2005. Pertanto, il Blue Monday si aggiunge alla lunga lista dei falsi miti sulla depressione. Noi di Spazi del Sé riteniamo doveroso sfatarne qualcuno.


Se il Blue Monday è una bufala, lo stesso purtroppo non può dirsi della depressione. La depressione maggiore è attualmente la quarta causa di disabilità in tutto il mondo e il disturbo mentale più diffuso in Italia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevede che questo disturbo possa divenire nei prossimi anni la seconda causa di malattia in tutto il mondo. È importante non confondere un disturbo depressivo con la semplice tristezza e, soprattutto, non sottovalutare i sintomi depressivi scambiandoli per cali d’umore o lamentele. Sappiamo che una delle conseguenze più oscure ed estreme di questa malattia è il suicidio, pertanto è di fondamentale importanza prestare attenzione ai campanelli d’allarme. Come avviene per molti disturbi psichiatrici, la depressione presenta un’eziologia multifattoriale, composta per circa il 40% da fattori genetici e per il restante 60% da fattori ambientali (Nemeroff, 2003). Dal punto di vista cerebrale i soggetti depressi presentano una riduzione delle monoamine (in particolare, come molti di voi sapranno, della serotonina) e un’alterazione del funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che ha un ruolo fondamentale nella regolazione dell’omeostasi psicofisica (Heim et al., 2000). Per sfatare una volta per tutte l’idea che la depressione sia assimilabile alla tristezza, basta guardare per un attimo due scansioni PET a confronto: a sinistra un cervello depresso e a destra un cervello sano. Ci si rende immediatamente conto di quanto la depressione disattivi quasi letteralmente il cervello (NB. Le aree più luminose corrispondono a una maggiore attività cerebrale).



Per quanto riguarda i fattori ambientali e intrapsichici che causano o si associano ai disturbi depressivi, ne citeremo soltanto alcuni: traumi infantili e non, eventi legati a sentimenti di perdita e umiliazione, lutti, sentimenti di colpa o vergogna schiaccianti, eccessivo gap fra il Sé ideale e quello reale, traumi evolutivi (per una rassegna sintetica ma precisa riguardante questi fattori, si consiglia il capitolo sui disturbi affettivi di Gabbard, 2014). Quando si parla di depressione, ci si riferisce ad un’entità clinica che può comprendere una moltitudine di sintomi psicologici e somatici. A seconda della gravità, della specifica costellazione sintomatologica, nonché del decorso temporale della malattia, lo stato depressivo può sfociare in un vero e proprio disturbo psichiatrico. La quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, APA, 2013) individua quattro specifici disturbi depressivi, oltre al disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci, da altra condizione medica, con altra specificazione o senza specificazione. Per sviare qualsiasi inesattezza a riguardo, si procederà brevemente ad illustrare i criteri clinici di tali condizioni.


Disturbo da disregolazione dell’umore prorompente


È il primo fra i disturbi depressivi, poiché spesso interessa l’età evolutiva. La diagnosi può essere posta solo dopo i 6 anni e non dopo i 18. Si tratta di episodi ricorrenti di gravi scoppi di collera verbali o fisici. Tali episodi, per poter porre diagnosi, devono avvenire almeno tre volte la settimana ed essere intervallati da un umore comunque cronicamente irritabile. I sintomi devono essere presenti in almeno tre contesti di vita, per almeno 12 mesi. È importante sottolineare che in questo disturbo, la depressione si manifesta sotto forma di rabbia piuttosto che di tristezza. È facile immaginare quanto i bambini e gli adolescenti con disturbo da disregolazione dell’umore dirompente siano spesso etichettati come ragazzi cattivi o viziati, senza che il loro dolore nascosto venga accolto.


Disturbo depressivo maggiore


È il più conosciuto fra i disturbi depressivi ed è caratterizzato dalla presenza di almeno cinque fra i seguenti sintomi (di cui uno deve necessariamente essere umore depresso o anedonia): umore depresso per la maggior parte del tempo (nei bambini e adolescenti, l’umore può essere irritabile), marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività, significativa perdita o aumento di peso o appetito, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio, faticabilità o mancanza di energia, sentimenti eccessivi di autosvalutazione o colpa, ridotta capacità di pensare e concentrarsi, pensieri di morte e/o tentativi di suicidio. È facile notare che oltre a sintomi evidenti come l’umore depresso, vi siano anche elementi meno evidenti, come l’iperfagia o l’irritabilità. La depressione non fa rumore, è spesso invisibile e subdola. Talvolta attacca il corpo, provocando ipersonnia, affaticamento e difficoltà a concentrarsi, e chi ne soffre può venir accusato di pigrizia o di avere un brutto carattere da chi gli sta intorno. Cogliamo questa occasione per ricordare ai nostri lettori l’importanza che possono rivestire uno sguardo sensibile e un ascolto che sappia cogliere anche i silenzi e i bronci. Può salvare la vita.


Disturbo depressivo persistente (distimia)


Questo disturbo è caratterizzato dalla presenza di umore depresso quasi tutti i giorni, per la maggior parte del giorno, per almeno due anni. Anche in questo caso, nei bambini e negli adolescenti, l’umore può essere irritabile (e la durata minima scende a un anno). Vi è inoltre la presenza di almeno due dei seguenti sintomi: scarso appetito o iperfagia, insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia, bassa autostima, difficoltà a concentrarsi e prendere decisioni, sentimenti di disperazione. Per porre tale diagnosi, inoltre, l’individuo non deve essere mai stato privo di sintomi per più di due mesi consecutivi.


Disturbo disforico premestruale


Questo disturbo depressivo colpisce chi, nella maggior parte dei cicli mestruali, presenti almeno una settimana prima delle mestruazioni cinque dei seguenti sintomi: marcata labilità affettiva, irritabilità o rabbia eccessive, umore marcatamente depresso o disperazione, ansia marcata, anedonia, difficoltà di concentrazione, letargia, modificazione dell’appetito, ipersonnia o insonnia, senso di sopraffazione, sintomi fisici legati alle mestruazioni. I sintomi devono raggiungere l’apice prima dell’insorgere delle mestruazioni e scomparire nella settimana successiva. Naturalmente, non si tratta di semplici sbalzi d’umore, in quanto i sintomi di questo disturbo provocano in chi ne soffre una compromissione in vari ambiti della vita e un disagio clinicamente significativo.

Come già detto, la depressione può insorgere anche come conseguenza dell’assunzione di determinati farmaci e sostanze, o di un’altra condizione medica (ad esempio, l’Alzheimer). Per porre diagnosi di un qualsiasi disturbo depressivo è necessario che il soggetto presenti un disagio clinicamente significativo e una compromissione in vari ambiti della propria vita (lavoro, casa, scuola..). È, infine, importante prestare attenzione alla diagnosi differenziale, per non correre il grave rischio di confondere la depressione con altri disturbi (ad esempio, disturbi psicotici, disturbi bipolari, malattie organiche).



Dal canto nostro, vi auguriamo di passare un felice Blue Monday e vi esortiamo a prendervi cura di quanti intorno a voi abbiano perso il sorriso (quello vero, non quello di facciata). Se vi riconoscete in una delle diagnosi, o anche se avvertite il bisogno di parlare con un esperto, vi invitiamo a visitare la sezione contatti del nostro sito.


Dott.ssa Erika Ferrante
Psicologa, Psicoterapeuta in formazione

Qualche cenno bibliografico


American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. APA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina, 2014).


Gabbard, G. O. (2015). Psichiatria Psicodinamica. Quinta edizione basata sul DSM-5. Raffaello Cortina.


Heim, C., et al. (2000). Pituitary-adrenal and autonomic responses to stress in women after sexual and physical abuse in drild hood. Journal of American Medical Association, 284: 592-597.


ISTAT. (2018). La salute mentale nelle varie fasi della vita. Comunicato stampa.


Mayo Clinic. PET scan of the brain with depression. Qui.


Mathers, C. D., & Loncar, D. (2006). Projections of Global Mortality and Burden of Disease from 2002 to 2030. Plos Medicine, 3(11): e442.


Nemeroff, C.(2003). The neurobiological consequences of child abuse. Presentation at the 156th annual meeting of the American Psychiatric Association, San Francisco.



1 commento


adam
24 nov 2022

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