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Lucian Freud: Arte fra realtà e derealizzazione

  • Immagine del redattore: Erika Ferrante
    Erika Ferrante
  • 21 dic 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 11 gen 2021


Reflection (Autoritratto) - 1985


Lucian Freud, celebre pittore tedesco naturalizzato britannico, nacque a Berlino nel 1922. Deve il suo ingombrante cognome al nonno paterno, Sigmund Freud, ma seppe egregiamente ritagliarsi una strada indipendente e di successo. Dovendo lasciare la Germania a causa dell’ascesa al potere di Hitler, nel 1933 si rifugiò in Inghilterra con la propria famiglia, dove conseguì una ricca carriera artistica, studiando presso la Central School of Arts and Crafts di Londra e la East Anglian School of Drawings and Paintings nell’Essex. Successivamente insegnò presso la Slade School of Fine Art di Londra e l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, e ottenne la prestigiosa onorificenza Companion of Honour nel 1983. La pittura di Lucian si inserisce nel tetro contesto del secondo dopoguerra e rispecchia i canoni della Nuova Oggettività. Questo movimento artistico tedesco si basa sulla ferma volontà di rappresentare la realtà in modo acuto, preciso, freddamente corrispondente ad essa, specialmente nei suoi aspetti degenerati, corrotti. Tuttavia, a differenza dei realisti, gli artisti della Nuova Oggettività non disdegnano l'intrusione di aspetti prettamente emotivi che conducono ad un’accentuazione, finanche caricaturale, di talune caratteristiche delle loro opere. Le opere di Lucian, infatti, sono in parte permeate da una sorta di fredda alienazione, talvolta chirurgica, e al contempo esse sono portatrici di conturbanti elementi, frutto senz’altro dell’emotività dell’artista. Si guardi, ad esempio, l’opera Interno a Paddington (1951), nella quale l’ambiente e le superfici appaiono talmente reali da sfociare nell’irrealtà, e nella quale il soggetto protagonista del dipinto è paradossalmente sia realistico che plasticamente finto.

Interno a Paddington - 1951


Un’altra caratteristica dei dipinti di Lucian, è l’attenzione quasi grottesca alla carne. Il pittore, infatti, puliva il pennello ad ogni pennellata, facendo sì che ogni pennellata avesse una tonalità pura e contrastante con le altre. La pelle, in questo modo, risultava molto - o meglio, troppo - reale, grottesca, trasbordante. Lui stesso affermò:

Voglio che il dipinto sia fatto di carne, i miei ritratti devono essere ritratti di persone, non simili alle persone.”

Questo suo esasperante realismo, emerge anche dall’abitudine di Lucian di dipingere unicamente persone che conosceva intimamente: familiari, amanti, figli. A tal riguardo, affermò che:

L'argomento [dei quadri] è autobiografico, ha tutto a che fare con speranza, memoria, sensualità e coinvolgimento. Davvero.

Nonostante non nascose mai questa sua abitudine, Lucian celò grossolanamente le identità dei personaggi dei suoi quadri, dando ad essi dei titoli volutamente ambigui, di difficile interpretazione. Ad esempio, Lucian intitolò il ritratto della prima moglie, Kitty Garman, semplicemente Ragazza con gatto (1947). La coloritura asettica di questo titolo impersonale viene tradita dagli enormi occhi della donna, che lasciano trasparire la presenza di elementi fortemente affettivi.

Ragazza con gatto (ritratto di Kitty) - 1947


È interessante puntualizzare, soprattutto se si pensa - stavolta è il caso di dirlo - a chi sia stato il nonno del pittore e a certi temi della sua teoria psicoanalitica, che Lucian dedicò circa 4.000 ore ad una serie di ritratti, con sua madre come protagonista, in un periodo successivo ad un tentativo di suicidio della stessa. Inoltre, lo storico Edward Chaney evidenziò come la tendenza di Lucian a dipingere figure sdraiate, rigide e immobili potesse derivare dall’influenza del classico lettino psicoanalitico. Lucian è ricordato dai modelli dei suoi ritratti come un artista particolarmente esigente, che pretendeva da loro ore ed ore di estenuante permanenza in pose scomode e particolari. Inoltre, le figure da lui dipinte fissano il vuoto in modo quasi vitreo, ricordando quasi stati di trance o ipnosi. Ogni riferimento è puramente casuale?

The painter’s mother (ritratto della madre) - 1984

Uomo nudo con topo - 1978


Un’altra peculiarità di Lucian, è rappresentata dalla demarcazione - o, se preferiamo, scissione - fra i suoi ritratti effettuati con luce naturale e quelli realizzati di notte, con luce artificiale. Queste due tipologie di ritratti non venivano mai mischiate dall’autore, che diede vita in tal modo a dipinti diurni e notturni. Infine, due dipinti atipici, eppure particolarmente celebri, di Lucian Freud sono quelli rappresentanti la modella Kate Moss, in un sensuale e crudo nudo, e niente meno che la Regina Elisabetta. In quest’ultimo ritratto spicca coraggiosamente la contrapposizione fra la corona, fine e splendente, e il volto della Regina, più rude, segnato e grezzamente carnoso.

Naked Portrait (ritratto di Kate Moss) - 2002

Regina - 2000


Lucian morì a Londra nel 2011, lasciandoci le sue opere, espressione del gelido sgomento generato dalla guerra, e condite dalla nuova violenta consapevolezza di sé, ereditata dalla psicoanalisi. Carni trasbordanti, realismo quasi macabro e depersonalizzante, anticipazione del surrealismo, sono solo alcuni degli elementi che permeano l’opera artistica di questo grande personaggio. Vi lasciamo, dunque, con alcune delle opere di questo grande maestro, che ha certamente tenuto alto il prestigio del cognome che portava.

The painter’s mother II - 1972

Benefits Supervisor Sleeping - 1995

Grande interno - 1983

John Minton - 1952

L'ultimo ritratto - 1975

Ragazza incinta - 1961

Ragazza che sorride - 1959

Ritratto di Kitty - 1922

Testa d'uomo - 1968

Uomo nudo di spalle - 1992

Dott.ssa Erika Ferrante,
Psicologa e Psicoterapeuta in formazione

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