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Maladaptive Daydreaming: Quando la fantasia diventa tossica

  • Immagine del redattore: Spazi del Sé
    Spazi del Sé
  • 5 gen 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 1 feb 2021


Fantasticare è un’attività immaginativa impiegata a scopo ludico e creativo, che permette a chi la pratica spesso di creare una realtà alternativa nella quale rifugiarsi. Lo stesso Freud in diverse opere (es., 1907; 1911) ne spiega l’importanza in quanto eredità infantile che molti adulti custodiscono gelosamente perché permette loro di rifugiarsi in un luogo sicuro, lontano ma non troppo dalla realtà. Tuttavia, per alcuni soggetti le fantasie diventano una sorta di gabbia dorata, comoda, piacevole ma dalla quale diventa sempre più difficile, se non impossibile, uscire. È proprio dall’osservazione di questi casi, ormai tutt’altro che rari, che nasce la denominazione di Maladaptive Daydreaming (MD). Il MD è una modalità incontrollata e disadattiva di sognare ad occhi aperti, che porta la persona a chiudersi dentro il proprio mondo interno, fatto di fantasie particolarmente vivide e intense, fino a trascurare la propria vita sociale e professionale.


Il termine fu introdotto per la prima volta nel 2002 da Eli Somer, ricercatore e docente dell’università di Haifa in Israele, con il quale abbiamo il piacere di collaborare. Da allora è nato un filone di ricerca internazionale che ha coinvolto diversi paesi. In Italia le ricerche sull’argomento hanno preso il via grazie alla cattedra di psicologia dinamica dell’Università Kore di Enna, coordinata dal professor Adriano Schimmenti. Da tali ricerche emerge sempre di più la necessità di dare voce ai tanti che lamentano questa sintomatologia, spesso erroneamente equiparata ad altri disturbi apparentemente simili (come disturbi dissociativi, disturbi da deficit di attenzione, disturbi psicotici e altre forme di dipendenza comportamentale). Parrebbe, nello specifico, che per quanto la fantasticheria rientri tra i comportamenti funzionali e tra le attività creative, per alcune persone possa diventare un rifugio fondamentale, che protegge da una realtà spesso percepita come ingestibile. In certi casi il rifugio tende a trasformarsi in una prigione dalla quale è sempre più difficile uscire, poiché nonostante faccia stare bene il sognatore ad occhi aperti, allo stesso tempo lo isola e lo blocca.



Oggi nei video di TikTok l’hashtag #maladaptivedaydreaming gode di più di 12 milioni di visualizzazioni, grazie anche al fatto che molte persone si sono curiosamente avvicinate al tema durante la pandemia. I social non sono l’unica fonte di informazioni in grado di dirci quanto questo fenomeno sia diffuso, specie nell’ultimo anno a causa delle reclusioni dovute al COVID-19. Un recente studio internazionale, condotto da Somer, al quale abbiamo avuto il piacere di partecipare, pubblicato a novembre 2020 su Frontiers in Psychiatry con un campione di soggetti provenienti da più di 70 paesi nel mondo, ha mostrato come l’isolamento e lo stress dovuti alla pandemia abbiano notevolmente incrementato il bisogno dei maladaptive daydreamers di chiudersi nella fantasia. Inoltre, lo studio evidenzia che il rinchiudersi nei sogni ad occhi aperti, in una sorta di circolo vizioso, ha provocato a sua volta un aumento dello stress piuttosto che la sua diminuzione: ciò sembra confermare quanto il MD rappresenti una strategia di coping fallimentare, e persino dannosa (Somer et al., 2020).



Malgrado le diverse evidenze scientifiche sull'esistenza di questo disturbo, e nonostante siano state fatte delle proposte di inquadramento diagnostico attraverso l’elenco dei sintomi maggiormente riscontrati (Somer et al., 2017), il MD non è stato ancora ufficialmente riconosciuto dai manuali diagnostici (es. DSM-5, APA, 2013), e a molti dei soggetti che ne soffrono vengono diagnosticati altri disturbi, apparentemente simili al MD ma in realtà differenti da esso (Bigelsen et al., 2016). Per quanto concerne le cause del MD non sono ancora del tutto chiare. Gli studi elencano vari fattori predisponenti, fra i quali un'innata spiccata e vivida capacità immaginativa, una propensione alla solitudine, eventuali esperienze traumatiche, sentimenti di vergogna (Somer et al., 2016). Un nostro recente studio (Ferrante, Marino, Guglielmucci & Schimmenti, 2020) mostra come talvolta alla base di questo comportamento possa esserci un trauma emotivo vissuto durante l’infanzia, enfatizzato da una forte tendenza a provare eccessiva vergogna e dall’utilizzo della dissociazione come meccanismo di difesa.


Noi di Spazi del Sé abbiamo avuto l’opportunità di collaborare sia con il gruppo di ricerca dell’università di Enna, sia con Somer e il gruppo di Israele, portando avanti alcuni studi sul tema del Maladaptive Daydreaming. Pertanto, se siete incuriositi da questa tematica e avete voglia di approfondirla con noi potrete trovare su Spazi del Sé diversi contributi di ricerca, compresi i nostri, nonché varie opere quali quadri, libri, film che trattano questo argomento. Stay Tuned!


Infine, se vi siete ritrovati in questa sintomatologia e sentite il bisogno di parlare con un esperto non esitate a contattarci!



Dott.ssa Alessia Marino - dottoressa.marinoalessia@gmail.com (345 6138249)


Dott.ssa Erika Ferrante - erikaferrante93@gmail.com (328 2236264)


Dott.ssa Paola Pellegriti - paolapellegriti@icloud.com (328 9731035)


Link utili e bibliografia parziale:


Consorzio Internazionale per la Ricerca sul Maladaptive Daydreaming: Su questo sito è possibile trovare informazioni scientifiche aggiornate sul Maladaptive Daydreaming, inclusi report di ricerca, misure standardizzate, ricercatori che collaborano al progetto, copertura dei media e aggiornamenti recenti.





°Qualche cenno bibliografico:


Bigelsen, J., Lehrfeld, J. M., Jopp, D. S., & Somer, E. (2016). Maladaptive daydreaming: Evidence for an under-researched mental health disorder. Consciousness and Cognition, 42, 254–266. http://dx.doi.org/10.1016/j.concog.2016.03.017


Bigelsen, J., & Schupak, C. (2011). Compulsive fantasy: Proposed evidence of an under-reported syndrome through a systematic study of 90 self-identified nonnormative fantasizers. Consciousness and Cognition, 20, 1634–1648. http://dx.doi.org/10.1016/j.concog.2011.08.013


Freud, S. (1907). Il poeta e la fantasia. In Il motto di spirito e altri scritti 1905-1908. OSF vol. V, Bollati Boringhieri, Torino. 1972.


Freud, S. (1911). Precisazioni su due principi dell’accadere psichico. In Casi clinici e altri scritti 1909-1912. OSF vol. VI.: Bollati Boringhieri, Torino. 1974.


Pietkiewicz, I. J., Ne˛cki, S., Ban´bura, A., & Tomalski, R. (2018). Maladaptive daydreaming as a new form of behavioral addiction. Journal of Behavioral Addictions, 7, 838–843. http://dx.doi.org/10.1556/2006.7.2018.95


Schimmenti, A., Sideli, L., LA Marca, L., Gori, A., & Terrone, G. (2019). Reliability, Validity, and Factor Structure of the Maladaptive Daydreaming Scale (MDS-16) in an Italian Sample. Journal of Personality Assessment, 23, 1–13. http://dx.doi.org/10.1080/00223891.2019.1594240


Schimmenti, A., Somer, E., & Regis, M. (2019). Maladaptive daydreaming: Towards a nosological definition. Annales Médico-Psychologiques, 177, 865–874. http://dx.doi.org/10.1016/j.amp.2019.08.014

Somer, E. (2002). Maladaptive daydreaming: A qualitative inquiry. Journal of Contemporary Psychotherapy, 32, 197–212. http://dx.doi.org/10.1023/A:1020597026919


Somer, E. (2018). Maladaptive daydreaming: Ontological analysis, treatment rationale; a pilot case report. Frontiers in the Psychotherapy of Trauma & Dissociation, 1, 1–22.


Somer, E., Lehrfeld, J., Bigelsen, J., & Jopp, D. S. (2016). Development and validation of the Maladaptive Daydreaming Scale (MDS). Consciousness and Cognition, 39, 77–91. http://dx.doi.org/10.1016/j.concog.2015.12.001


Somer, E., Soffer-Dudek, N., Ross, C. A., & Halpern, N. (2017). Maladaptive daydreaming: Proposed diagnostic criteria and their assessment with a structured clinical interview. Psychology of Consciousness, 4, 176–189. http://dx.doi.org/10.1037/cns0000114


Somer, E., Somer, L., & Jopp, D. S. (2016a). Childhood antecedents and maintaining factors in maladaptive daydreaming. Journal of Nervous and Mental Disease, 204, 471–478. http://dx.doi.org/10.1097/NMD.0000000000000507


Somer, E., Somer, L., & Jopp, D. S. (2016b). Parallel lives: A phenomenological study of the lived experience of maladaptive daydreaming. Journal of Trauma & Dissociation, 17, 561–576. http://dx.doi.org/10.1080/15299732.2016.1160463



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