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Una paronamica sulle interazioni precoci madre-bambino - Parte I

  • Immagine del redattore: Alessia Marino
    Alessia Marino
  • 4 nov 2020
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 20 mar 2021

L'Infant Reasearch e gli studi sulle interazioni madre-bambino

L’Infant Research, ovvero la ricerca nel campo dello sviluppo infantile, ha da sempre unito i contributi della psicoanalisi, della psicologia dello sviluppo e della teoria dell’attaccamento, ottenendo interessanti e innovativi risultati anche grazie all’utilizzo di nuove tecnologie e metodi sperimentali nonché, in tempi recenti, al contributo delle nuove scoperte in campo neuroscientifico. Il focus di tale campo di ricerca riguarda lo sviluppo dell’intersoggettività umana, sin dai primi momenti di vita, intesa come il vissuto di esperienza condivisa con un'altra persona. Tali contributi, hanno rivoluzionato il modo di percepire il neonato e le sue innumerevoli capacità psicologiche e cognitive precoci che risultano fondamentali per la creazione di un legame assolutamente reciproco e dialettico con l’adulto (Music, 2013). Beatrice Beebe e Frank Lachmann approfondiscono i contributi dell’Infant Research, scegliendo, in particolar modo, di focalizzare le loro indagini empiriche sulle microanalisi delle interazioni faccia a faccia all’interno della diade madre-bambino per comprendere le origini della comunicazione non verbale. I movimenti e le espressioni del volto, il tono della voce e l’orientamento spaziale assumono un ruolo fondamentale in quanto danno vita ad una relazione diadica reciproca e “co-costruita” in maniera bidirezionale, dando vita al cosiddetto “modello sistemico-diadico” (Beebe & Lachman, 2003).


Partendo da queste osservazioni, gli studiosi formulano una teoria che prevede un sistema formato da tre elementi tra loro interagenti: il caregiver come unità autorganizzante e autoregolatoria; il neonato, non più percepito come elemento passivo della relazione ma, al contrario, come partecipante attivo, che possiede persino abilità che gli permettono di autoregolare il proprio stato; e infine la diade bambino-caregiver come campo interattivo avente una propria peculiare organizzazione. Nessuna di queste tre unità può essere considerata e descritta in maniera completa senza far riferimento alle altre due.

Questi autori inoltre forniscono un modello di come il bambino organizzerebbe la propria esperienza relazionale nel corso dei primi anni di vita, comprendente tre elementi:

  • Il principio di regolazione attesa, il più importante, in quanto le regolazioni attese e prevedibili che vengono messe in atto all’interno dell’interazione diadica tra madre e bambino danno vita a diverse aspettative che organizzano l’esperienza del bambino e gettano le basi per le modalità relazionali adottate durante la sua vita adulta;

  • Il principio di rottura e riparazione, derivante dal fatto che il bambino diventa consapevole dei momenti di “rottura” della relazione con la madre, ovvero momenti in cui le sue aspettative riguardo tale interazione non vengono soddisfatte. Tuttavia, se ad esse faranno seguito le correspettive modalità di riparazione, la relazione diadica continuerà ad essere armoniosa;

  • Infine, i momenti affettivi intensi che madre e bambino si scambiano sono in grado di rigenerare il mondo psichico del bambino, compreso il suo modo di percepire la realtà e i suoi ricordi. Possono persino dar vita a trasformazioni di stato profonde. Secondo questa concezione, infatti, gli stati di vigilanza, attivazione, attività e sonno vengono negoziati socialmente e sono il risultato di una regolazione interattiva. Di conseguenza, i primi cambiamenti di stato non sono solo legati all’autoregolazione del bambino stesso, ma anche alle aspettative che quest’ultimo nutre nei confronti della relazione primaria e della regolazione interattiva, che avrà il compito di facilitare o ostacolare tali modificazioni (Beebe & Lachmann, 2003).


Lo Still Face Paradigm


Riguardo alle dinamiche di rotture e riparazioni, un contributo fondamentale fu quello di Edward Tronick il quale, insieme ad altri ricercatori, tra i quali Brazelton e Adamson, diede vita ad un nuovo paradigma sperimentale chiamato Still Face ovvero volto immobile (la parola still, in inglese viene usata per indicare il tasto o il comando che in un videoregistratore ferma l’immagine della registrazione). Esso rappresenta una variazione sperimentale delle procedure che, già nei primi anni Settanta, si occupavano di videoregistrare le interazioni faccia a faccia di madri con i loro figli piccoli. Infatti, negli esperimenti di Tronick, non solo si registravano momenti di gioco e interazione madre-bambino, ma si chiedeva ad un certo punto alla donna di guardare il proprio bambino cercando di mantenersi il più possibile impassibile e inespressiva. Per simulare la depressione, alla madre veniva chiesto di parlare in maniera rallentata, riducendo le espressioni del volto, e limitando movimenti corporei e di contatto col figlio per un periodo della durata di due minuti circa. Lo scopo era proprio quello di osservare e studiare le risposte del bambino ai momenti di perturbazione della comunicazione a causa dell’improvvisa indisponibilità emotiva della madre. L’esperimento viene condotto in un apposito laboratorio con due telecamere, una rivolta verso la madre e una rivolta verso il bambino, in maniera speculare. Agli sperimentatori, nella stanza accanto, vengono proiettati in contemporanea i due video in un unico schermo cosicché le azioni e le reazioni di entrambi gli elementi della diade risultano immediatamente visibili. Nel momento in cui la reciprocità comunicativa tra madre e bambino viene violata il piccolo cambia bruscamente comportamento nel tentativo di “attivare” la madre. La madre descritta da Tronick (2008, pp. 10-11):

"Resta inespressiva, come una maschera, il bambino porta rapidamente lo sguardo da un lato e resta calmo, serio in volto. Rimane così per 20 secondi. Poi torna a guardare la madre in volto, con sopracciglia e palpebre sollevate, muovendo appena le mani e le braccia verso di lei. Poi si guarda velocemente le mani, si ferma 8 secondi, quindi controlla ancora una volta il volto della madre. Quest’ultimo sguardo si interrompe in uno sbadiglio, portando occhi e volto verso l’alto […] Per 5 secondi sbadiglia e allunga il collo, quindi agita appena un braccio portandolo in avanti con un leggero sobbalzo e lancia un breve sguardo al volto della madre. Muove il braccio a scatti piega la bocca verso il basso, gli occhi si fanno due fessure e le palpebre si abbassano leggermente. Poi gira la faccia di lato, tenendo comunque la madre in una visuale periferica […] Poi si inarca in avanti, si lascia sprofondare, affonda il mento in una spalla, alzando però gli occhi verso il volto della madre da sotto le sopracciglia abbassate […] Fa una breve smorfia e la sua espressione si fa più seria, aggrottando le sopracciglia. Infine, si ritrae completamente, chiudendosi a riccio, con la testa abbassata. Non guarda più la madre e comincia a toccarsi la bocca, succhiandosi un dito e facendo oscillare la testa, guardandosi i piedi. Sembra circospetto, impotente e ritirato. Quando la madre esce al termine dei 3 minuti, alza appena lo sguardo nella sua direzione, senza modificare però l’espressione seria del volto e la posizione chiusa a riccio del corpo."

Questa descrizione mostra come tipicamente un bambino reagisca ad una madre inespressiva. Egli mette in atto una serie di tentativi per attirare la sua attenzione che, una volta falliti, lo costringono ad un atteggiamento di ritiro, orientando corpo e viso lontano dalla madre, disperato. D’altro canto, anche le madri sottoposte all’esperimento hanno segnalato la grossa difficoltà di restare completamente immobili di fronte al proprio figlio.

Partendo da questi risultati, Tronick (1989) elaborerà il modello di regolazione reciproca (MRM) secondo il quale il bambino, sin dai primi mesi di vita, si presenta come un sistema autorganizzato in grado di regolare, almeno in parte, le proprie emozioni e allo stesso momento restare in contatto costante con le modalità comunicative e regolatorie materne. Si crea, dunque, un sistema diadico di mutua regolazione all’interno del quale la madre e il bambino rappresentano sottosistemi interdipendenti. Dunque, secondo tale prospettiva quando la madre resta inespressiva provoca una rottura nella regolazione emotiva col figlio, che porta ad un’immediata mortificazione delle capacità regolative del bambino strettamente connesse a quelle della madre. Tuttavia, quando quest’ultima ritorna ad essere comunicativa, anche il bambino si riattiva richiamando emozioni sia positive che negative.

Nella maggior parte dei casi gli stati di coordinazione tra i due elementi della diade prevalgono sui momenti di non coordinazione, nei quali la madre riesce a riparare i propri errori di sintonia. È proprio tale riparazione che permette agli stati affettivi positivi di prevalere all’interno della relazione primaria. Invece, i neonati ripetutamente sottoposti a mancanze di sintonizzazione con la madre, si trovano costretti ad attivare strategie autoconsolatorie (per esempio accarezzandosi o serrando le mani) che altro non sono che modalità di autoregolazione, messe in atto nel tentativo di rispondere a condizioni di stress emotivo (Music, 2013).


NB. L'articolo è basato e ispirato al libro di Graham Music, Nature culturali. Attaccamento e sviluppo socioculturale, emozionale, cerebrale del bambino (2013).


Per leggere la seconda parte dell'articolo, clicca QUI.


Dott.ssa Alessia Marino,
Psicologa, Psicoterapeuta in formazione

Bibliografia parziale e letture suggerite


Beebe, B., & Lachmann, F. M. (2003). Infant Research e trattamento degli adulti: un modello sistemico diadico delle interazioni. Milano: Raffaello Cortina.


Music, G. (2013). Nature culturali. Attaccamento e sviluppo socioculturale, emozionale, cerebrale del bambino. Roma: Borla.

Tronick, E. Z., Ricks, M., & Cohn, J. F., (1982). Maternal and infant affective exchange: Partners of adaptation. In Field, T., & Fogel, A. Emotion and Interaction: Normal and High Risk Infants. Hillsdale: Erlbaum.


Tronick, E. Z. (1989). Emotions and emotional communication in infants. American Psychologist, 44, pp. 112-119.


Tronick, E. Z. (2008). Regolazione Emotiva. Nello sviluppo e nel processo terapeutico. Milano: Raffaello Cortina.

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