Una paronamica sulle interazioni precoci madre-bambino - Parte II
- Alessia Marino

- 10 nov 2020
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 11 gen 2021
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Bisogna essere in due per ballare il tango:
Bambini ciechi, prematuri e sensibili

Nella prima parte dell'articolo sono stati riportati alcuni modelli teorici che descrivono l’interazione diadica tra madre e bambino sin dai primi momenti di vita di quest’ultimo. Tuttavia, è importante evidenziare che non tutti i bambini o tutte le mamme sono uguali, dunque per ciascuna diade è necessaria la ricerca di un equilibrio relazionale unico (Music, 2011). Un esempio lo forniscono gli esperimenti della Fraiberg (1974) sui bambini ciechi, che ci mostrano come nelle coppie in cui la madre forniva input relazionali di tipo visivo (ad esempio, il sorriso e le altre espressioni del viso), non otteneva la risposta desiderata dal figlio e ciò dava vita ad una rottura relazionale che non permetteva l’instaurarsi di una reciprocità affettiva tra madre e figlio. Si innescava un vero e proprio circolo vizioso, in quanto le madri, sentendosi rifiutate, non interagivano con i figli e questi si trovavano costretti a mettere in atto modalità esclusivamente autoconsolatorie. Quando invece le madri vocalizzavano ottenevano delle risposte da parte dei figli, interrompendo tale circolo vizioso. Ciò insegna come sia la madre che il bambino debbano trovare i giusti canali comunicativi, capaci di risuonare nell’altro. Dunque “si deve essere in due per ballare il tango”.
Anche nel caso dei bambini nati pretermine possono insorgere difficoltà comunicative per diverse ragioni, tra le quali: la separazione che la coppia deve subire subito dopo la nascita, gli eventuali deficit cognitivi o fisici che la prematurità può aver portato nel piccolo, e le aspettative disattese dei genitori. Quest’ultimo elemento non è affatto trascurabile. Quando ad esempio Stern (1995) parla di “gravidanza mentale” (contemporanea a quella fisica) fa riferimento all’immagine del futuro bambino che si crea nella mente della gestante mentre aspetta il proprio bambino. Tale immagine sembra diventare via via più definita dal quarto mese di gravidanza in poi per raggiungere il culmine entro il settimo e scemare negli ultimi due. Questo probabilmente perché le madri, con l’avvicinarsi del parto cercano di abbandonare l’idea di bambino ideale così da lasciare poi spazio al bambino reale con il quale farà esperienza dopo la nascita (Minde, 2000). Nelle donne che si ritrovano a partorire inaspettatamente prima del tempo, subentrerebbe dunque anche il trauma di dover fare i conti con un bambino molto diverso dal bambino ideale, ancora vivido nella loro mente.
Difese emozionali precoci

Selma Fraiberg (1982), ha descritto le modalità di difesa messe in atto dai bambini molto trascurati o abusati dalle figure di riferimento. La prima è caratterizzata da un evitamento massiccio, questi bambini infatti tenderebbero principalmente ad evitare lo sguardo della madre, dirigendo spesso anche il volto e il corpo nella direzione opposta.
La seconda è il congelamento (freezing), tipica anche di molti animali che, per difendersi dai predatori, si immobilizzano fingendosi morti. Questa difesa estremamente primitiva, rappresenterebbe dunque una modalità ancestrale in grado di proteggere il piccolo dagli attacchi di un caregiver che, invece di assumere il suo ruolo di difensore e protettore, diventa la principale fonte di paura. Le stesse modalità difensive sono state osservate anche da Main e Solomon (1990) durante gli esperimenti della Strange Situation in quei bambini che non rientravano in nessuno degli stili di attaccamento ipotizzati inizialmente dalla Ainsworth (sicuro, insicuro-evitante, insicuro-ambivalente), in quanto più che una forma di attaccamento insicuro sembravano avere le caratteristiche di una totale assenza di legame di attaccamento. Per tale ragione si ipotizzò l’esistenza di un quarto stile, definito disorganizzato\disorientato. Le particolari e drammatiche caratteristiche di questa modalità di attaccamento acquistano senso dal momento che il maltrattamento da parte delle figure genitoriali genera nel bambino un forte senso di paura, che è causa di emozioni e ricordi traumatici parzialmente o totalmente dissociati difensivamente, e di conseguenza portatori di un conflitto irrisolvibile in quanto il bambino spaventato avrebbe la tendenza a cercare conforto nel genitore che altro non è che la stessa fonte di paura. Tuttavia, anche nelle coppie sane, esenti da dinamiche di abuso o trascuratezza, possono avvenire passi sbagliati nel corso della danza (Stern, 1985 p.160). Un esempio è un fenomeno che Stern definisce “caccia e fuga” nel quale la madre si avvicina in maniera intrusiva e il bambino si ritira facendola sentire minacciata e respinta. Secondo Beebe (Beebe & Lackmann, 2002) infatti, in una buona interazione madre-bambino si raggiunge una sintonia reciproca media: la madre è consapevole del proprio bambino ma non troppo e allo stesso tempo entrambi si concedono spazi di libertà. In caso di pericolo però, come nei casi di trascuratezza e maltrattamento, il bambino può mostrare una sintonia ipervigile in quanto sente il bisogno di prestare moltissima attenzione a quanto potrebbe accadere dopo.
Gli effetti della depressione materna e altri problemi della salute mentale

Questi studi sulle interazioni reciproche all’interno delle relazioni primarie ci permettono di comprendere come nei casi di madri poco reattive e poco sensibili nei confronti delle richieste dei propri figli (ad esempio, nel caso delle madri depresse), si possano riscontrare conseguenze emotivo-affettive nei bambini, poiché questi tenderebbero ad acquisire pattern relazionali principalmente centrati sull’autoconsolazione e l’apatia. Dagli studi di Murray (1999) e di Tronick (1989) sembra emergere una differenziazione netta tra figli di madri depresse e quelli di madri non depresse. I primi, infatti, durante il paradigma sperimentale Still Face mettono in atto meno tentativi, rispetto ai coetane, per "attivare" la madre , tendendo maggiormente a mettere in atto comportamenti di evitamento della stessa o di focalizzazione su di sé. Anche al livello organico sembra che questi bambini presentino minori livelli di dopamina e maggiori livelli di cortisolo rispetto alla norma. Pare, inoltre, che questi bambini si comportino in modo monotono e depresso non solo con le madri ma anche con altri adulti più "interattivi", indice dell’acquisizione di un pattern emotivo e comportamentale generalizzato (Field et al., 1988). In ogni caso, come sottolineato da Stern, è bene tenere presente che le depressioni materne, comprese quelle del post partum, non sono tutte uguali. Egli infatti si dedica a descrivere principalmente quella forma depressiva caratterizzata da rallentamento psicomotorio, angoscia e melanconia rispetto alla forma caratterizzata da agitazione psicomotoria. Secondo l’autore queste madri non subiscono un cambiamento repentino del tono dell’umore e del comportamento, ma in esse avviene un progressivo processo di distacco
dal mondo esterno, compreso il proprio bambino.

Ciò che emerge da altri studi (as esempio, Field et al., 1988) è che sintomatologie depressive diverse avranno conseguenze diverse anche per quanto concerne le problematiche all’interno delle interazioni con i propri figli. In ogni caso, la depressione materna è solo una delle possibili patologie genitoriali che producono effetti evidenti sui figli. Tra le altre vi sono i disturbi di ansia, il disturbo borderline di personalità e i disturbi alimentari; i quali sembrano avere come elemento comune una scarsa sintonia rispetto ai ritmi e ai desideri dei propri bambini.
Dunque, capire cosa accade all’intero delle relazioni primarie, aiuta a comprendere i punti di forza e di debolezza per poter intervenire nel modo più adeguato per interrompere cicli intergenerazionali potenzialmente dannosi (Music, 2013).
NB. L'articolo è basato e ispirato al libro di Graham Music, Nature culturali. Attaccamento e sviluppo socioculturale, emozionale, cerebrale del bambino (2013).
Dott.ssa Alessia Marino
Psicologa, Psicoterapeuta in formazioneBibliografia parziale e letture suggerite
Ainsworth M., Blehar M., C., Waters E., e Walls S. (1979). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. London: Psychology Press.
Beebe, B., & Lachmann, F., M. (2002). Infant Research e trattamento degli adulti: un modello sistemico diadico delle interazioni .Tr. it. Milano: Raffaello Cortina, 2005.
Fraiberg, S. (1974). Blind infants and their mothers: An examination of the sign system. In Lewis, M. & Rosenblum, L., A. The effect of the infant on its caregiver. The origin of behavior series. (Vol. I, pp. 215-232). New York: John Wiley & Sons.
Fraiberg, S. (1982). Pathological defences in infancy. Psychoanalitic Quarterly, 51, 612-635. Tr.it.: difese patologiche nell’infanzia, in il sostegno allo sviluppo, Milano: Raffaello Cortina, 1999, pp. 217-239.
Field, T., Healy, B., Goldstein, S., Perry, S., Bendell, D., Schanberg, S., Zimmeran, E., A., & Kuhn, C. (1988). Infants of depressed mothers show “depressed” behavior even with non-depressed adults. Child development, 59, 1569-1579.
Main, M., & Solomon, J. (1990). Procedures for Identifying Infants as Disorganized Disoriented During the Ainsworth Strange Situation. In Greenberg, M., T., Cicchetti, D., & Cummings, E., M. The John D. and Catherine T. MacArthur Foundation series on mental health and development. Attachment in the preschool years: Theory, research, and intervention (pp. 121–160). University of Chicago Press.
Minde, K. (2000). Prematurity and serious medical condition in infancy: implications for development, behavior, and intervention. In Zeanah, C. Handbook of infant mental health (pp. 176-195). New York: Guilford Press.
Murray, L., & Cooper, P. (1999). Postpartum depression and child development. New York: Guilford Press.
Music, G. (2013). Nature culturali. Attaccamento e sviluppo socioculturale, emozionale, cerebrale del bambino. Roma: Borla.
Stern, D. (1985), Il mondo interpersonale del bambino. Trad. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1987.
Stern, D., N. (1995). La costellazione materna. Il trattamento psicoterapeutico della coppia madre-bambino. Trad it. Torino: Bollati Boringhieri, 2007.
Tronick, E. Z. (1989). Emotions and emotional communication in infants. American Psychologist, 44, pp. 112-119.




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